Blog - Pagina 3 di 5 - Frigotto Amministrazioni

Professione amministratore di condominio. Quali risvolti?

Le associazioni di categoria si interrogano sul futuro delle loro professioneALAC Bari diffonde una nota per attirare l’attenzione sulle prerogative di una attività sempre più complessa e delicata.

Una vera e propria professione. L’amministratore di condominio deve essere dotato di numerose competenze, che deve, peraltro, sottoporre a continuo aggiornamento. Ha, inoltre, una grande responsabilità in quanto la gestione del patrimonio edilizio immobiliare influisce sulla qualità della vita della comunità.

La “scienza dell’amministrazione di beni privati” richiede una grande esperienza in materie multidisciplinari: dal diritto alla contabilità, dal fisco alla sicurezza, dalla responsabilità civile alla manutenzione ordinaria e straordinaria, per le ristrutturazioni, per la certificazione energetica, per il risparmio energetico. La professione dell’amministratore, insomma, non può essere improvvisata come un’arte fai-da-te e deve mirare all’interesse della collettività.

In attesa di ulteriori modifiche alla disciplina. È aperto un dibattito che propone di apportare delle modifiche alla disciplina del condominio, come modificata dalla legge 220 del 2012. Non c’è dubbio che la novella entrata in vigore il 18 giugno 2013 presenta delle criticità, ma una priorità deve essere riconosciuta a due problemi in particolare: l’accertamento della frequenza di un corso di aggiornamento periodico da parte di chiunque svolga la professione di amministratore e l’entità dell’emolumento riconosciuto dagli amministrati all’amministratore. A tal riguardo, la legge 220/2012 e il regolamento 140/2014 del Ministero di Giustizia hanno stabilito delle regole ben precise per chi svolge questa attività, che è stata consacrata a tutti gli effetti una professione dalla legge n°4/2013.

Perché aggiornarsi? Innanzitutto, chiunque amministri un condominio o un supercondominio, un condominio orizzontale, una multiproprietà o un consorzio immobiliare, a prescindere se è iscritto oppure no a un Ordine professionale o a un Collegio, è soggetto all’obbligo della formazione iniziale e a quella periodica che deve concludersi con un esame finale, comprovato da una certificazione, preferibilmente rilasciata da un’associazione nazionale di categoria. Purtroppo, però, attualmente moltissimi amministratori, pur non avendo le carte in regola, gestiscono condomini in mancanza dei requisiti richiesti dalla legge. Questo può accadere poiché il legislatore ha previsto l’aggiornamento annuale, da parte dell’amministratore, delle proprie competenze, senza prevedere però un serio e organico sistema di controllo: tutto è lasciato al libero mercato, vale a dire alle scelte e alla verifica eventuale da parte dei condomini. Ci si può chiedere se la mancanza di uno dei requisiti costituisce violazione di interessi privati o piuttosto è una violazione di norma imperativa di ordine pubblico punibile con la nullità della delibera di nomina o di riconferma dell’incarico. È fondamentale che il Ministero di Giustizia intervenga a normare questa questione, magari obbligando l’amministratore a comunicare al Ministero e ai propri amministrati le proprie credenziali, compresa l’attestazione del superamento dell’esame annuale del Corso di Aggiornamento preferibilmente asseverata da Associazione di categoria.

Una professione poco retribuita. Quanto ai compensi dell’amministratore, che sono effettivamente bassi malgrado le accresciute responsabilità di questi professionisti. Dopo la riforma, gli amministratori si aspettavano una migliore risposta economica, ma non sono stati affatto previsti dei tariffari, neppure quelli minimi, che, anzi, sono stati vietati dall’Antitrust. Per questo motivo, è facile imbattersi in amministratori incompetenti o abusivi, che forniscono la propria prestazione anche per “un piatto di lenticchie”.

Fonte: CondominioWeb.com

Che cosa accade se uno dei comproprietari non viene avvisato dello svolgimento dell’assemblea?

Omessa convocazione di un condominio: ennesimo capitolo di un libro infinito. In questo caso la vicenda è particolare perché riguarda l’omessa convocazione di un condomino comproprietario di un appartamento assieme ad un suo parente. Che cosa accade se viene avvisato solamente uno dei due?

Andiamo per gradi. Innanzitutto è bene ricordare i principi generali riguardanti le cause d’invalidità della deliberazione assembleare. Le Sezioni Unite della Cassazione, perché è ad sentenza che bisogna guardare per comprendere i principi di questa materia, stabilirono che sono da considerarsi “ nulle le delibere prive degli elementi essenziali, con oggetto impossibile o illecito (contrario all’ordine pubblico, alla morale e al buon costume), con oggetto che non rientra nella competenza dell’assemblea, che incidono sui diritti individuali, sulle cose, sui servizi comuni o sulla proprietà esclusiva di ognuno dei condomini o comunque invalide in relazione all’oggetto; sono, invece, annullabili le delibere con vizi relativi alla regolare costituzione dell’assemblea, quelle adottate con maggioranza inferiore a quella prescritta dalla legge o dal regolamento condominiale, quelle affette da vizi formali in violazione di prescrizioni legali, convenzionali, regolamentari attinenti al procedimento di convocazione o informazione in assemblea, quelle genericamente affette da irregolarità nel procedimento di convocazione, quelle che richiedono maggioranze qualificate in relazione all’oggetto (Cass. SS.UU. 7 marzo 2005 n. 4806).

In questo contesto le stesse Sezioni Unite chiarirono che “ la mancata comunicazione, a taluno dei condomini, dell’avviso di convocazione dell’assemblea condominiale comporta non la nullità, ma l’annullabilità della delibera condominiale, che se non viene impugnata nel termine di trenta giorni previsto dall’art. 1137, 3° comma, c.c. – decorrente per i condomini assenti dalla comunicazione e per i condomini dissenzienti dalla sua approvazione – è valida ed efficace nei confronti di tutti i partecipanti al condominio” (Cass. SS.UU. 7 marzo 2005 n. 4806).

Il principio è incontestato da allora.

In un caso recente il Tribunale di Monza si è trovato a dover dare risposta ad una domanda che è poi quella che abbiamo espresso all’inizio di quest’articolo. Nel caso sottoposto alla sua attenzione era stato convocato un solo comproprietario mentre l’altro (o meglio le altre, perché erano le figlie) non avevano ricevuto alcun avviso. Secondo il giudice brianzolo nel caso di omessa convocazione di uno dei comproprietari, innanzitutto, pur essendo la delibera annullabile, unico “interessato a fallo valere è esclusivamente il comproprietario pretermesso, prevalendo, diversamente, nei rapporti con gli altri condomini, la volontà espressa dal soggetto designato dall’altro comproprietario prò indiviso” (Trib. Monza 12 marzo 2012). “ Nel caso esaminato – proseguono dal Tribunale monzese – né le figlie della signora (…), né il signor (…) hanno proposto impugnazione avverso la delibera qui esaminata. Quanto alle prime deve, peraltro, presumersi, sino a prova contraria, nella specie non fornita, che, in ragione dello stretto vincolo di parentela, pur trattandosi di familiari non conviventi, la madre le abbia comunque informate dell’assemblea e, nel delegare alla partecipazione il signor (…), abbia agito anche per conto delle stesse e con il loro implicito assenso (cfr. Cass. n. 1830/2000, secondo cui per la comunicazione della convocazione tra comproprietari ed il conferimento del potere di rappresentanza non sono richieste particolari formalità, presumendosi esistenti fino a prova contraria, gravante a carico del condomino impugnante) (Trib. Monza 12 marzo 2012).

Fonte: CondominioWeb.com

Solo il 20% dei condòmini sa che l’amministratore deve avere i requisiti di legge.

L’Anaip (Associazione Nazionale Amministratori Immobiliari Professionisti) rende noti i dati raccolti da luglio 2013 a luglio 2015 dallo Sportello a tutela del condomino dell’Associazione. «Anche se a tale Sportello potrebbero rivolgersi solo i condomini amministrati da un nostro associato – spiega il presidente nazionale Giovanni DePasquale – veniamo quotidianamente interpellati da almeno 3/4 condomini per problemi inerenti la materia condominiale, al di là che l’amministratore sia un nostro iscritto. Abbiamo deciso, così, di raccogliere le loro richieste di chiarimento e formulato noi delle domande specifiche tramite un questionario». I dati emersi su base nazionale, in particolare, rivelano che oltre l’80% delle persone che hanno contattato l’Anaip ignorava che con la riforma del condominio (legge 220/2012) si fosse introdotto, all’articolo 71bis delle Disposizioni d’attuazione del Codice civile, un preciso elenco di requisiti che deve avere l’amministratore per poter svolgere questa professione.
«Sono requisiti di estrema importanza, che come Associazione – prosegue De pasquale – richiedevamo da anni proprio al fine di garantire all’utenza condominiale amministratori professionisti affidabili e competenti. Nel caso l’amministratore non li possegga o dovessero venir meno nell’arco del mandato ricevuto, comportano la cessazione dall’incarico su ricorso all’autorità giudiziaria anche di uno solo dei condomini. Questo loro diritto, ad esempio, i condòmini lo ignorano». E ignorano anche , stando ai dati raccolti da Anaip, altri requisiti: solo il 15% sa che occorrono il conseguimento del diploma di scuola secondaria di secondo grado, l’aver frequentato un corso di formazione iniziale e svolto attività di formazione periodica in materia di amministrazione condominiale. Obblighi dai quali sono esonerati i condomini che amministrano personalmente il condominio nel quale risiedono.
«Da qui – conclude De Pasquale – la nostra intenzione di proseguire con una campagna informativa in tutta Italia promuovendo, al di là dei nostri consueti corsi di formazione professionale per gli amministratori, giornate informative gratuite rivolte ai condomini per metterli a conoscenza di quali sono i loro diritti e doveri».
Alcuni dei requisiti prescritti per tutti coloro che gestiscono un condominio – ricordano all’Anaip – hanno particolare rilevanza dal punto di vista delle responsabilità civili e penali: 1) il godimento dei diritti civili, 2) l’assenza di condanne per delitti contro la pubblica amministrazione, l’amministrazione della giustizia, la fede pubblica, il patrimonio o per ogni altro delitto non colposo per il quale la legge commina la pena della reclusione non inferiore, nel minimo, a due anni e, nel massimo, a cinque anni; 3) non essere stati sottoposti a misure di prevenzione divenute definitive, salvo che non sia intervenuta la riabilitazione; 4) non essere interdetti o inabilitati; 5) il nome dell’amministratore non deve risultare annotato nell’elenco dei protesti cambiari.

Fonte: www.quotidianocondominio.ilsole24ore.com

Decalogo Avvenia per ridurre il caldo.

Quando il caldo è più intenso semplici azioni non tecnologiche, facili da realizzare e senza alcun costo consentono di risparmiare fino al 40% dell’energia. Lo sottolinea Avvenia (www.avvenia.com), azienda specializzata nella White Economy e nell’efficienza energetica, che ha anche lanciato un suo decalogo. Per ridurre i consumi, per esempio, basta usare il condizionatore in modalità deumidificazione (e usarlo 4 ore in meno al giorno si risparmiano 250 euro), fare la doccia nelle ore meno calde e lavare il bucato a 30 gradi.

Ecco il decalogo completo: 

1) Usare il condizionatore in modalità deumidificazione. La funzione di deumidificazione consente al condizionatore di lavorare di meno e rimuove l’umidità che è uno dei componenti dell’indice di calore percepito senza necessariamente dovere abbassare la temperatura, consentendo di ridurre del 75% i consumi del condizionatore che diventa non solo più economico ma anche meno dannoso per la salute.

2) Alternare il condizionatore con il ventilatore. L’aria condizionata, essendo particolarmente energivora, è una soluzione poco sostenibile sia dal punto di vista economico che da quello ambientale: è quindi preferibile alternarla con un ventilatore che consente di consumare circa 15 volte meno.

3) Mantenere fresca la casa con semplici accorgimenti. D’estate assume una fondamentale importanza mantenere la casa più fresca chiudendo le finestre nelle ore più calde, montando tende nei balconi, scegliendo piante che aiutino ad assorbire parte del calore.

4) Evitare di accendere le luci. Si può contrastare il caldo anche spegnendo le luci delle camere, dei corridoi e degli altri ambienti della casa quando la luce naturale è sufficiente o quando i luoghi da illuminare non sono utilizzati.

5) Fare la doccia nelle ore meno calde. Facendo la doccia quando fa meno caldo si evita che i vapori producano un aumento dell’umidità e quindi della percezione di calore.

6) Lavare il bucato a 30 gradi. Il 90% dell’energia elettrica consumata da una lavatrice viene usata per scaldare l’acqua del lavaggio, ma le temperature più basse non sono meno igieniche di quelle più elevate.

7) Scollegare le spine di alimentazione. I televisori, i lettori di CD, i caricabatterie e in generale tutti gli apparecchi in stand-by sono grandi consumatori di energia elettrica, il consiglio di Avvenia in questo caso è quello di staccare completamente le spine.

8) Optare per elettrodomestici ad alta efficienza. Per risparmiare sulle bollette è molto importante scegliere elettrodomestici ad alta efficienza che consentono di spendere meno e aiutano a ridurre l’inquinamento ambientale.

9) Posizionare adeguatamente gli apparecchi elettrici. Un frigorifero, ad esempio, consuma fino a un 8% in più se posizionato vicino ai fornelli.

10) Spegnere forno e fornelli in anticipo. Per una maggiore efficienza energetica il consiglio di Avvenia è quello di spegnere il forno ed i fornelli qualche minuto prima del termine della cottura dei cibi, lasciando che il calore residuo completi la cottura.

Fonte: www.quotidianocondominio.ilsole24ore.com

Il vicino di casa: qualche consiglio per evitare discussioni e antipatie.

Alzi la mano chi non ha mai avuto una discussione con un vicino di casa! Nei casi più estremi, poi, le discussioni degenerano in liti, e le liti finiscono spesso in tribunale. Casi limite a parte, non sempre è facile mantenere buoni rapporti di vicinato. Tuttavia la convivenza pacifica non è un traguardo irraggiungibile; è sufficiente rispettare alcune fondamentali regole di educazione, civiltà e buon senso.

Prima regola: presentati. Quando ti trasferisci in un nuovo quartiere, il primo passo per instaurare buoni rapporti di vicinato è quello di presentarti ai tuoi vicini di casa. Loro potranno darti consigli e informazioni utili sul nuovo quartiere, mentre tu potrai farti un’idea sulla nuova comunità e capire come comportarti per essere bene accolto.

Non esagerare con il rumore. Uno dei principali motivi di litigio tra vicini è l’eccesso di rumore. Cerca perciò di fare attenzione, a volte basta soltanto un po’ di tatto.Ad esempio: evita di tenere radio, stereo e televisione a un volume troppo elevato, soprattutto alla sera tardi, al mattino molto presto oppure nel primo pomeriggio del week end, quando i rumori diventano particolarmente molesti per chi è solito schiacciare un pisolino. Un consiglio: sistema tv e casse dello stereo lontane dai muri che separano il tuo appartamento da quello del vicino.Se devi effettuare qualche lavoro di casa, evita di farlo nelle ore in cui le persone potrebbero riposare. Sarebbe inoltre buona cosa avvisare i vicini per prevenire possibili lamentele. L’educazione e il rispetto pagano sempre.Se hai un cane che abbaia in continuazione, il discorso si complica. Quando un cane abbaia c’è sempre un motivo, perciò è inutile – e crudele – punirlo per farlo smettere. Se si tratta di un vizio persistente che ti ha già causato problemi in passato, la cosa migliore che tu possa fare è contattare un addestratore che insegni al tuo cane ad abbaiare meno.

Non litigare per il parcheggio. Parcheggia la tua auto all’interno delle apposite strisce e rispetta la segnaletica stradale. In altri termini evita di parcheggiare a pettine, in doppia fila o in spazi che non potresti occupare. Ricorda che la strada appartiene a tutti e il posteggio di fronte a casa tua non ti spetta di diritto. Se poi le abitazioni dei tuoi vicini hanno un cancello o un vialetto d’accesso, non ingombrare il passaggio con la tua auto o altre cose di tua proprietà. Potresti disporli molto male nei tuoi confronti.

Rispetta le tue cose e rispetterai anche gli altri. Contribuisci al decoro e all’ordine del condominio o del contesto nel quale vai ad abitare. Per un rapporto di buon vicinato, rispetta la comunità seguendo alcune regole di convivenza civile, per esempio: non lasciare in giro i sacchetti della spazzatura, sistema i giocattoli di tuo figlio sparpagliati in giardino, rispetta gli spazi comuni.

Non fare l’orso. Quando esci di casa e incroci un tuo vicino, ricordati che è buona norma salutare. Se hai tempo, puoi anche fermati a scambiare due parole. Sarebbe una buona idea partecipare a qualche iniziativa promossa dalla comunità, accettare l’invito a una festa o a una cena tra vicini oppure organizzare tu stesso qualcosa per creare una buona relazione. Insomma, non disdegnare quelle occasioni di vita sociale che potrebbero aiutarti a conoscere i tuoi nuovi vicini, a farti nuovi amici e a mantenere con loro buoni rapporti.

Dare per ricevere. Può capitare che un vicino abbia bisogno del tuo aiuto. Potrebbe ad esempio chiederti di ritirare a nome suo una missiva importante mentre si trova al lavoro, oppure di dargli una mano per far ripartire l’auto in panne. Non è solo un discorso di cortesia, ma anche un’opportunità per rapportarsi e predisporre l’altro a ricambiare il favore in futuro.

Fonte: Agesi.tv

Targa amministratore condominiale, adempimenti, decisioni e spese.

La targa dell’amministratore condominiale ha rappresentato una delle novità introdotte nel codice civile dalla legge n. 220/2012 – la così detta riforma del condominio – anche se in realtà molti comuni già la prevedevano in base ai propri regolamenti locali.

L’art. 1129, quinto comma, c.c. ha specificato che:

Sul luogo di accesso al condominio o di maggior uso comune, accessibile anche ai terzi, è affissa l’indicazione delle generalità, del domicilio e dei recapiti, anche telefonici, dell’amministratore.

Non solo, il successivo sesto comma specifica che:

In mancanza dell’amministratore, sul luogo di accesso al condominio o di maggior uso comune, accessibile anche ai terzi, è affissa l’indicazione delle generalità e dei recapiti, anche telefonici, della persona che svolge funzioni analoghe a quelle dell’amministratore.

La ratio delle norme è evidente: consentire ai così detti terzi di individuare facilmente chi ci occupa della gestione dell’edificio. Coerenza avrebbe imposto di fare lo stesso per ogni edificio, anche per quelli in proprietà esclusiva, giacché la natura condominiale dello stabile non sempre è determinante (anzi sovente non lo è) rispetto alle problematiche in materia di danni, ecc. Ma questo è un altro discorso.

Torniamo alla nostra targa dell’amministratore condominiale.

Chi la deve fare installare? In che modo?

Chi paga le spese?

Quali le conseguenze per il caso di mancata installazione?

Partiamo dal primo quesito: spetta all’amministratore, nella propria qualità, far installare la targa contenente i suoi recapiti. Trattandosi di spese da sostenersi nell’interesse diretto del condominio, essa dev’essere sostenuta da tutti i condòmini sulla base dei millesimi di proprietà. Di targhe, sul mercato, ve ne sono tantissime. Ciò che conta è rispettare le norme dettate dagli eventuali regolamenti condominiali. E se il regolamento contrattuale prevede il divieto di apposizione sulle parti comuni di qualunque insegna, targa e simili oggetto? Ad avviso di chi scrive quella norma non avrebbe valore:

a) rispetto ai regolamenti contrattuali stipulati dopo l’entrata in vigore della riforma perché l’art. 1129 c.c. rientra tra quelli inderogabili;

b) per quelli stipulati prima, perché, almeno ad avviso di chi scrive, le disposizioni dei contratti ad esecuzione periodica e continuata (quali sono i regolamenti contrattuali) non hanno più efficacia nel caso di contrarietà rispetto a disposizioni di legge imperative (così detta inefficacia sopravvenuta).

È bene che le targhe siano di dimensioni tali da rientrare tra quelle non considerate pubblicitarie dalla legge (cfr. d.lgs. n. 507/93 e regolamenti locali), al fine di evitare la sottoposizione al pagamento delle imposte per la pubblicità.

Passiamo, adesso, alle conseguenze per la mancata apposizione della targa condominiale. La legge non ricollega al alcuna specifica sanzione all’inadempimento. Ciò non vuol dire che esso non possa essere tenuto in considerazione, assieme ad altri, ai fini della valutazione di eventuali gravi irregolarità nella gestione.

Al di là di ciò, che cosa fare se l’amministratore non vi provvedere volontariamente. Ad avviso di chi scrive è bene operare nel modo seguente:

a) diffidarlo formalmente chiedendo l’apposizione della targa;

b) in caso di reiterato inadempimento chiedere la convocazione di un’assemblea, nei modi e nelle forme di cui all’art. 66, primo comma, disp. att. c.c. per la deliberazione in merito;

c) se nemmeno con una delibera che gli imponga di provvedere all’apposizione l’amministratore adempie, rivolgersi all’Autorità Giudiziaria per chiederne la revoca per mancata esecuzione delle delibere assembleari (art. 1129, dodicesimo comma n. 1 c.c.).

Chiaramente in caso d’inadempimento a seguito di diffida, la richiesta di convocazione di cui al punto b) può essere avanzata anche direttamente per la revoca assembleare.

Fonte: CondominioWeb.com

Persone rimaste bloccate in ascensore? Ecco cosa fare.

Diciamo che la paura di rimanere bloccato in ascensore è probabilmente la fobia più ricorrente tra le persone che si apprestano ad utilizzare un elevatore.

La cosa certa è che l’ascensore è una macchina e per questo purtroppo può capitare che a volte ci possano essere dei problemi che portano a dei malfunzionamenti.

Il rimanere bloccati in ascensore risulta essere quindi un problema che a volte si verifica soprattutto a causa della rottura di uno dei numerosi componenti di sicurezza presenti negli elevatori o per circostanze da attribuire alla scarsa manutenzione a cui l’ascensore è sottoposto.

Di norma l’evento negativo viene segnalato dall’utente bloccato in ascensore mediante la pressione del pulsante giallo contrassegnato dal simbolo della campana che aziona un allarme sonoro. Negli ascensori collaudati dopo il 1999 oltre alla segnalazione sonora vi è anche l’invio automatico di una richiesta telefonica di soccorso per mezzo di un combinatore telefonico. Questa condizione permette all’ascensorista di essere avvisato in tempo reale anche se bisogna sempre tener presente che l’intervento non potrà mai essere immediato a causa di condizioni esterne che ne potrebbero rallentare l’azione (es. traffico, etc.).

Quando il dispositivo di telesoccorso non è installato, le persone che sono fuori dalla cabina possono intervenire affinché la situazione di emergenza venga gestita nel migliore dei modi.

La cosa più importante è quella di mantenere la calma e cercare di rassicurare le persone bloccate in ascensore. Il passo successivo è senza dubbio quello di avvisare la ditta manutentrice dell’impianto avendo cura di parlare con l’operatore in modo tranquillo e chiaro specificando sempre l’esatto indirizzo dell’impianto. Successivamente è importante recarsi nel locale macchine dell’ascensore e, se si è avuta una idonea formazione, si può eseguire la manovra a mano di emergenza.

Tale formazione può essere richiesta al manutentore dell’impianto che di norma fa la prestazione a titolo gratuito. Qualora non si sia a conoscenza della corretta procedura di emergenza è consigliabile rimanere in attesa dell’intervento dell’ascensorista o dei vigili del fuoco (qualora l’ascensorista dovesse essere irreperibile).

In linea di massima possiamo quindi dire che in situazioni come questa è importante intervenire solo se si è realmente coscienti di quanto si sta facendo e quindi è sempre bene avere una ditta manutentrice affidabile ed organizzata che sia in grado di intervenire con celerità per la liberazione delle persone rimaste bloccate in ascensore.

Fonte: Ascensore Facile

Rimedi per la muffa in casa.

Che cos’è la muffa e quali sono i rimedi facilmente azionabili quando c’è della muffa in casa?

Prima di ogni cosa è bene tenere presente che la muffa altro non è che un organismo vivente parassita (fungo) che si forma su organismi viventi, alimenti, ma anche su superfici di cose. Emette un odore caratteristico che quasi sempre riconduce inequivocabilmente a lei.

La muffa rappresenta spesso una problematica rispetto agli ambienti chiusi ed umidi: non è raro vedere della muffa nei bagni e nelle cantine, ma non fanno eccezione anche altri ambienti quali camere da letto e cucine. Solitamente si manifesta sui muri e sui soffitti e cresce non solo superficialmente, ma è in grado di intaccare l’intera struttura delle pareti nelle quali si manifesta.

La muffa è un allergene molto potente, sicché gli ambienti con presenza di muffa possono essere dannosi per soggetti allergici.

Non solamente: le spore della muffa possono creare infiammazioni e problemi polmonari nei soggetti più deboli, in particolar modo nei bambini. Il motivo è la presenza nelle spore della muffa di alcune tossine particolarmente potenti. Il colore della muffa dipende dalla sua composizione.

Come si diceva, non è raro ed è sempre foriero di fastidi e disagi che nelle abitazioni via sia la presenza di muffa.

A che cosa può essere dovuta?

Le cause delle muffe possono essere varie e devono essere chiaramente individuate se si vuole azionare un rimedio utile alla loro eliminazione.

Quando abbiamo di fronte della muffa, ciò può essere dovuto:

a) difetti strutturali dell’immobile;

b) ad una scarsa esposizione al sole degli ambienti interessati in quanto poco illuminati per la loro posizione o perché tenuti molto tempo chiusi;

c) alla umidità;

d) ad infiltrazioni di acqua;

e) alla condensa che si forma sui muri a causa della escursione termica tra interno ed esterno, evento spesso collegato all’ubicazione dell’immobile ed alla tipologia costruttiva;

f) al comportamento di chi vi abita (es. scarsa ventilazione o manutenzione del mobilio).

In questi casi per risolvere il problema è necessario individuare il responsabile: è evidente che nell’ipotesi di cui alla lettera f), chi abita l’immobile non potrà far altro che prestare più attenzione alle proprie abitudini modificandole nel modo più consono rispetto all’obiettivo dell’eliminazione della muffa.

Nei casi di difetti dell’immobile, laddove la presenza di muffa fosse molto diffusa non si dovrebbe escludere, laddove si fosse ancora in tempo, un’azione per gravi difetti verso il costruttore.

Nel caso di muffe collegate ad infiltrazioni, è evidente che sia necessario eliminare quella causa.

Per le ipotesi di muffe collegate a condensa e comunque a non buona esposizione degli ambienti o in generale dell’immobile, è utile valutare assieme ad un tecnico la soluzione migliore, ossia se il problema è risolvibile operando all’interno dell’unità immobiliare oppure all’esterno ed in caso di edificio in condominio coinvolgere l’amministratore.

È utile ricordare che le innovazioni quali la posa in opera cappotti termici e altre soluzioni utili alla coibentazione degli ambienti devono essere considerate opere volte a migliorare la salubrità dell’edificio e come tali sono deliberabili con il voto favorevole della maggioranza degli intervenuti all’assemblea che rappresentino almeno la metà del valore dell’edificio (art. 1120, secondo comma, c.c.).

Fonte: CondominioWeb.com

Nuova Sede Frigotto Amministrazioni

Siamo lieti di annunciare che dal giorno Lunedì 19 Gennaio 2015 lo Studio Frigotto Amministrazioni si trasferirà nella nuova sede in Via Avv.G.Ceola, 20 – San Bonifacio (VR).

 

Cattura

Addio al CUD: per gli autonomi arriva il C.U.

L’anno 2015, in materia tributaria, sembra apportare numerose novità nel “settore” dichiarativo reddituale, se così può essere definito, dei contribuenti italiani. E, tra queste novità, ve ne è una che, in senso più o meno lato, può riguardare anche il settore dell’amministrazione condominiale, nonché i comparti che introno ad essa, a vario titolo, gravitano, in termini di collaborazione o di semplice indotto.

Oltre alla ben nota introduzione del modello 730 pre-compilato introdotto dal governo Renzi con il D.L. per la semplificazione, del quale si sta dibattendo quotidianamente su giornali e con approfondimenti televisivi, anche il modello CUD, che fu introdotto dall’art. 4 del D.P.R. 22 luglio 1998 n. 322 ed emanato ai sensi della legge 23 dicembre 1996 n. 662, lascerà posto al nuovo modello chiamato CU, acronimo che sta per Certificazione Unica.

Il CU non riguarderà solamente dipendenti e pensionati, come previsto dalla attuale normativa del modello CUD, ma andrà ad includere anche i lavoratori autonomi, imponendo alle imprese, in qualità di sostituiti d’imposta, la compilazione e il conseguente invio ai soggetti interessati della certificazione delle ritenute operate nel corso dell’anno.

Il modello dichiarativo CU dovrà essere rilasciato dai sostituti d’imposta entro il 28 febbraio 2015, scadenza rimasta invariata. Di conseguenza, una volta che il modello CU sarà recapitato all’indirizzo del soggetto – sia egli pensionato, dipendente o lavoratore autonomo – il sostituto d’imposta dovrà provvedere ad inviarlo in via telematica all’Agenzia delle Entrate entro il 7 marzo 2015 utilizzando gli appositi software, oppure avvalendosi di un professionista abilitato (tributarista, commercialista, CAF).

Come già esposto in precedenza, la novità più significativa è l’applicazione del modello CU ai lavoratori autonomi, poiché, con tale disposizione, le imprese che si sono avvalse di lavoratori terzi, i quali svolgono la propria attività in forma libera, ovvero senza alcuna dipendenza con l’affidatario del lavoro, saranno intese come veri e propri “datori di lavoro”, e pertanto dovranno inviare la certificazione delle ritenute all’Agenzia delle Entrate, abbandonando quindi l’attuale metodologia che consisteva in una semplice lettera da parte dell’impresa, scritta su carta intestata, utilizzata per certificare l’importo pagato, la quale successivamente veniva allegata alla dichiarazione dei redditi del professionista.

Piccola novità introdotta per quanto riguarda dipendenti e pensionati consistente nel fatto che il sostituto d’imposta dovrà comunicare nel modello CU i dati riferiti al coniuge e ai famigliari a carico del soggetto destinatario della certificazione. Le bozze del modello sono già presenti e visionabili sul sito dell’Agenzia delle Entrate.

Fonte: www.quotidianodelcondominio.it

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